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La copertinaREINHOLD, LETTERE SULLA FILOSOFIA KANTIANA (TRADUZIONE, INTRODUZIONE E NOTE DI PAOLO GRILLENZONI, 2005, 312 pp., Euro 13

L'oggetto di questa pubblicazione sono le otto lettere kantiane, commentate e nuovamente tradotte da Paolo Grillenzoni, di Reinhold apparse tra l'agosto del 1786 e il settembre dell'anno successivo sul "Teutscher Merkur", la rivista fondata dal Wieland in collaborazione con Friedrich Jacobi nel 1773. Nella prima lettera emergono una serie di fatti, che paiono mostrare sfiducia e ostilità nei riguardi della ragione e fanno temere un arresto dell'Aufklńrung in Germania. Da un migliore punto di vista, tuttavia, la crisi momentanea È riconducibile al perenne fraintendimento degli autentici compiti della ragione in fatto di religione, che ha reso insoddisfacenti le sue risposte a problemi mal posti. In concreto si vuole analizzare il caso del problema dell'esistenza di Dio. Nella seconda lettera viene esposto il risultato della filosofia kantiana sul problema dell'esistenza di Dio. Malgrado l'insufficienza delle prove addotte, l'esistenza di Dio È stata da sempre un'universale convinzione dell'umanità, che può procedere solo dalla ragione stessa, il cui operare È evidente anche se non si giunge a spiegarlo, allo stesso modo che da sempre era noto l'operato della luce, prima che Newton ne spiegasse la natura. Nella terza lettera il primato kantiano della ragion pratica mentre elimina ogni possibilità di dimostrazione teoretica pro o contro l'esistenza di Dio, nel contempo impone il nesso reciproco e inscindibile di ragione e fede e di religione e morale, storicamente evidenziato dal Cristianesimo sulla base del cuore. Il tema della quarta lettera ruota attorno agli elementi e la storia della credenza nelle verità prime della religione. Accostando il tema della vita futura, si ricorda che, a questo riguardo, come già a riguardo dell'esistenza di Dio, per la prima volta si È data una risposta definitivamente soddisfacente alle domande, prodottesi nel corso della storia, e che le risposte sono racchiuse in un principio unico e immutabile, risiedente nella natura stessa della ragione pura. Nella quinta lettera si argomenta che la giustificazione della speranza in una vita futura può risiedere unicamente nel postulato della ragione pratica, che richiede un adeguamento della felicità al merito. La scoperta di detto fondamento potÈ avvenire soltanto in una fase avanzata dello sviluppo culturale e, in particolare, non potÈ precedere l'opera della critica kantiana. La sesta lettera, eliminata la giustificazione fondata su una rivelazione storica, procede alla parallela eliminazione della fondazione metafisica dell'immortalità dell'anima. Nella settima lettera viene descritta la storia del concetto razionale psicologico di sostanza semplice pensante. La distinzione tra anima e corpo, che solo la Critica della ragione pura ha potuto giustificare, si È imposta alla riflessione fin dai tempi più antichi. Vale pertanto la pena di considerare i vari tentativi storicamente effettuati, a riprova della impossibilità di trovare detta fondazione al di fuori della Critica. le giustificazioni storicamente succedutesi si sono reciprocamente annullate e senza lasciare emergere, con ciò, una spiegazione adeguata. Infine l'ottava lettera si presenta come continuazione della lettera precedente e si concentra sulla chiave principale della psicologia dei Greci. La distinzione anima e corpo È dettata dalla ragione, che bada a distinguere i costitutivi della conoscenza (sentire e capire). Ciò che avrebbe definitivamente capito la critica della ragione fu impedito e oscurato dai tentativi di una conoscenza meetafisica dell'anima e del corpo.

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