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Presentazione del volume

 


La copertinaROCCI ANDREA, LA MODALITA' EPISTEMICA TRA SEMANTICA E ARGOMENTAZIONE, 2005, 372 pp., Euro 17

Si può dire che da quando Aristotele rilevò quelle “alcune difficoltà” circa la negazione degli enunciati modali œcei g¦r ¢por…aj tin£j, De Int. XII), la categoria semantica della modalità non abbia mai cessato di suscitare domande a filosofi e linguisti.
Nelle scienze del linguaggio si sono moltiplicati negli ultimi anni gli studi che hanno affrontato questa categoria anche da punti di vista molto diversi: si pensi all’attenzione che essa ha ricevuto entro la recente fioritura di studi tipologici di orientamento funzionalista e al suo ruolo nello svilupparsi di una semantica logico-formale sempre più orientata a una visione dinamica del significato, aperta alle sollecitazioni pragmatiche della testualità e del dialogo. Numerosi sono stati ancora gli studi su particolari strutture linguistiche – i verbi modali dell’inglese innanzitutto, cui si sono affiancati talora dei lavori dedicati a sottocategorie specifiche della modalità. Un quadro ricco, quindi, ma anche frammentato.
Il libro di Andrea Rocci che ho il piacere di presentare si inserisce in questo panorama trovando nei rapporti che legano la modalità epistemica all’inferenza e all’argomentazione un’angolatura per più versi innovativa (sebbene il nostro autore non manchi di riconoscere con diligenza i suoi debiti). Collocata nella prospettiva dell’analisi e della valutazione delle pratiche argomentative – ossia del discorso orientato alla “persuasione ragionevole” – l’indagine rimane però schiettamente semantica. Anzi È caratterizzata quasi da un’insistenza nell’uso sistematico dell’analisi semantica per portare alla luce categorie e distinzioni “nascoste” – nel campo del significato non proposizionale, dell’evidenzialità e delle interazioni tra tempo e modalità – ma linguisticamente pertinenti, e, soprattutto comunicativamente operanti nell’interpretazione dei testi argomentativi. Quanto alla parte empirica, le analisi dei verbi modali italiani potere e dovere e soprattutto del futuro dell’indicativo, oltre ad essere funzionali all’ipotesi generale presentano anche un valore autonomo per il linguista descrittivo interessato a quest’area della grammatica italiana. Per chi ne segua l’intreccio — o lo “navighi” armato dell’indice — questo libro ha diverse cose da offrire, anche al di fuori della linea principale della sua argomentazione. Segnaliamo al lettore, in particolare, l’ampio excursus storico del Capitolo 2, che mostra, tra l’altro, come la sorprendente diversità nell’approccio alla modalità tra la tradizione logica e quella grammaticale, e molte difficoltà anche moderne in proposito, nascano con tutta probabilità da un equivoco terminologico dovuto alla semplice omonimia della parola modus.
Una volta riconosciuta la presenza di due concetti di modalità sostanzialmente autonomi, nulla vieta all’autore di servirsi di entrambe le tradizioni ove pertinenti integrando nell’analisi della modalità epistemica un sobrio ricorso alla semantica dei mondi possibili con un’attenzione alla modalità come luogo della soggettività, e in particolare dell’iscrizione nell’enunciato della “presa di posizione” del parlante. Un’attenzione, questa, derivata dalla tradizione linguistica e grammaticale.

Dalla Prefazione, Maria Cristina Gatti

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