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La copertinaMOSTARDA MARIA PAOLA, PROGETTARE I PROCESSI FORMATIVI. ITINERARI TEORICI E METODOLOGICI, 2002, 152 pp., Euro 8

Progettare oggigiorno È diventato abituale; anzi, spesso È dato per scontato. Si confezionano quotidianamente programmi, senza particolare investimento di energie, come se non fosse quella delicata attività strategica che invece È. Siamo stupiti al notare che alcuni recenti manuali per formatori evitano addirittura l’argomento.
Il dibattito appare meno acceso di qualche tempo fa, anche se progettare era e resta un momento che assorbe il formatore con tutto se stesso e che orienta lo sviluppo dell’evento formativo. La consapevolezza della complessità, un certo nichilismo, un diffuso soggettivismo spingono ad esaminare ed interpretare, più che a progettare. Gli stessi fattori, però, potrebbero stimolare i formatori a prestare una rinnovata attenzione a “pro-jacere”.
I temi del cambiamento possibile e di quello desiderato, il ruolo della persona come soggetto o semplice risorsa al pari di quelle tecniche ed economiche, lo snodo della formazione continua “nel” o “nonostante” il lavoro, il problema di una progettazione meramente applicativa o leva di processi di innovazione: sono queste alcune alternative che i formatori avvertono e che hanno mosso queste pagine.
La progettazione non ci pare semplicemente riconducibile ad un problema metodologico o pragmatico: essa chiama in causa, almeno, una visione antropologica, una prospettiva di trasformazione del reale e una contestualizzazione.
Soprattutto nell’attuale momento storico-culturale, il progetto formativo può offrire l’occasione per interrogarsi sul suo essere mezzo per la crescita della persona. Non È sufficiente affermare che esso interviene con le cosiddette “risorse umane”: È necessario chiedersi se agisce “sulle”, “con” o “per” esse. Nei luoghi di lavoro, la formazione può essere accolta come occasione di enpowerment, ma può anche rappresentare una forma di indottrinamento rispetto al quale i formatori possono muovere alcune istanze critiche (cap. 1.).
Un altro tema fondativo È rappresentato dal cambiamento. Esso appare frequentemente un dato di cui prendere atto, in una continua lotta contro il tempo; ma richiama anche la direzione, la consapevolezza del dove andare, il “disegno”. Nel cap. 2. analizziamo le dimensioni, i soggetti implicati e le loro intenzionalità e resistenze a modificare l’esistente per proiettarsi in un futuro diverso.
Nel 3° capitolo prendiamo in esame il rapporto tra cambiamento e organizzazione, lasciandoci guidare da alcune strategie adottate in tempi, contesti e con approcci differenti. Con questi temi si chiude la prima parte dedicata ai “pre-supposti” del progetto, che il formatore È chiamato a monitorare in continuazione.
Il 4° capitolo affronta la morfologia del progetto; prima ne definisce i termini rispetto ad altri in uso (piano, programma, planning) e i confini, poi, gli elementi che lo compongono, distinti tra essenziali e accessori. Segue una sintetica analisi di ognuno (cap. 5.), avvalendosi dei contributi più significativi che permettono di fissare alcuni punti di non-ritorno per i progettisti di formazione.
La progettazione si declina spesso in processi formativi: quest’ultimo È un termine sempre più frequentemente adottato anche per esprimere significati molto diversi. Nel 6° cap. vogliamo esplorare similitudini e differenze tra progetto e processo, arrivando a sottoporre al lettore alcune dimensioni qualificanti l’uno rispetto all’altro.
Nella letteratura pedagogica si trovano numerosi contributi sul tema della progettazione ed anche quelli non recenti offrono suggestioni ancora ricche. La tradizione di ricerca e di esperienza vanta molte acquisizioni sul tema, di cui si È avvalso quasi esclusivamente il sistema scolastico o quello educativo.
Anche altri ambiti sono parimenti interessati alla progettazione: il mondo del lavoro deve formare le persone o riprogettare le organizzazioni nella loro complessità. I due settori, educativo e aziendale, non si parlano ancora molto e – possiamo affermare senza timore di essere smentiti – nutrono una buona dose di diffidenza l’uno nei confronti dell’altro.
Eppure potrebbero arricchirsi reciprocamente. La nostra ipotesi È che, superate alcune resistenze terminologiche e contestualizzati gli ambiti specifici, potrebbero accorgersi di avvertire problemi e di cercare soluzioni non poi così lontane come potrebbe apparire a prima vista. In questo lavoro proveremo ad aprire, e non a chiudere, ad esperienze provenienti da settori diversi, nell’ipotesi che un metodo non possa essere limitato ad ambiti particolari del sapere. Nelle pagine che seguono daremo perciò spazio a stimoli vari, uniti dall’interesse ad approfondire il tema della progettazione formativa.
Dato un tema così ampio, il presente lavoro non ha nessuna pretesa di esaustività: vuole risvegliare alcuni nodi critici e stimolare l’interesse a continuare a riflettere, nel dialogo diretto con gli autori. Ecco perché sono stati inclusi note, tavole esplicative, indicazioni bibliografiche tematiche, stimoli tratti da film ed esempi concreti.
Non secondariamente, queste pagine si propongono di sensibilizzare i formatori a giocare un ruolo attivo nei processi di cambiamento possibili e di formazione “per l’uomo”, in un virtuoso confronto tra sensibilità pedagogica e mondo del lavoro.

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