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Presentazione del volume

 


La copertinaAA.VV., IL GUSTO DELLE PAROLE. QUADERNI QUALE 17, 2015, 150 pp., Euro 16

Nell’anno che vede la città di Milano impegnata ad accogliere visitatori provenienti da tutto il mondo in occasione dell’Esposizione universale, gli studenti del Laboratorio di editoria esplorano la narrativa contemporanea mondiale alla ricerca di approcci originali tra cibo e letteratura, piacere di leggere e buona cucina. «Il risultato», scrive Andrea Kerbaker nella sua Presentazione al volume, «è questo delizioso menu, doverosamente diviso nelle portate canoniche – antipasti “per iniziare”, i primi, secondi, con ricche scelte tra carne e pesce, eccetera eccetera, fino alla doverosa lista di vini – che compone una sfilata pantagruelica, degna di alcuni protagonisti della nostra letteratura eroicomica come Morgante e Margutte». Dagli Arancini di Montalbano alla celebre Fabbrica di cioccolato, passando per le spezie di Chitra B. Divakaruni, il katsudon di Banana Yoshimoto e i dolci alle mele di Natalia Ginzburg, questa antologia conduce il lettore attraverso curiosità editoriali e raffinatezze gastronomiche, testimoniando anche l’intenso lavoro redazionale con una Nota sul progetto editoriale: «Qui non si trova nulla che si possa assaporare con coltello e forchetta, ma solo sfogliando pagine, alla scoperta del piacere, dolce o amaro, delle parole». «Li aveva assaggiati solo una volta» ma era bastato perché il ricordo gli entrasse «nel patrimonio genetico»: gli arancini fritti di Adelina, la cameriera del commissario Montalbano, sono un antipasto letterario ideale nel menu di un’editoria contemporanea che non soltanto cavalca una moda ma dimostra una tendenza nuova nei processi comunicativi, nei quali i reality televisivi sul tema hanno un’influenza crescente. Tra sostanza cartacea e liquidità digitale basta l’immagine di un piatto invitante su una copertina o su un post per attivare percorsi di senso che sempre più rinviano a un contesto sociale e culturale con una sensibilità il cui archetipo è ancora la madeleine proustiana: quel piccolo dolce morbido in forma di conchiglia, inzuppato nel tè, permane a simboleggiare la complessità e la complicità delle relazioni fra letteratura e cibo, tra società e una delle sue espressioni recenti più vitali e tanto pervasiva da farsi dedicare quasi interamente un’Esposizione universale. Sulle orme di Marcel Proust la cultura di oggi è attirata da quei sapori della tavola che, grazie a un’improvvisa sinestesia e soprattutto al valore espressivo dei processi di scrittura ed editoria, suscitano il desiderio della ricerca del tempo perduto e di quello ritrovato: «Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito reso indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità inoffensive, la sua brevità illusoria, nel modo stesso che agisce l’amore, colmandomi di un’essenza preziosa o, meglio, questa essenza non era in me, era me stesso». (dalla Nota introduttiva di Roberto Cicala)

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