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La copertinaCOLOMBO GIUSEPPE, IL GIUSTO PREZZO DELLA FELICITA', 2005, 168 pp., Euro 8,5

Cosa È veramente in gioco nelle aspettative che noi uomini abbiamo nei confronti dei nostri simili, all'interno della società, del mondo? Cosa chiediamo veramente quando domandiamo cultura, condivisione, comprensione, affetto? Cosa urla inespresso al fondo del nostro mutismo o nelle nostre esplosioni d'ira?
A queste domande bisogna rispondere come adulti, sapendo che vi sono due opposte tentazioni da cui bisogna rifuggire: quella del titanismo che, in preda a un delirio di onnipotenza, ritiene di poter risolvere ogni problema esistenziale grazie a modelli interpretativi e a tecniche a essi conformi e quello dello scetticismo, del cinismo e della rassegnazione che ci induce a consegnarci fatalisticamente agli eventi.
La risposta all'imperiosa richiesta esistenziale può venire invece soltanto dal recupero di una verità fondamentale: che in ogni domanda e in ogni disagio particolare passa la domanda di senso, di salvezza ultima, ovvero in ogni nostra richiesta È richiesto Dio.
Per questo il presente lavoro si sforza di dimostrare che la dimensione religiosa non si aggiunge estrinsecamente all'esistenza, come se fosse una realtà "a lato" o una conclusione opzionale. Anzi, il religioso permea essenzialmente la vita, tanto che ogni nostro disagio, piccolo o grande che sia, si consustanzia e si palesa come bisogno di Dio: la domanda di sapere e di potere altro non È che una domanda di salvezza.
Si tenterà inoltre di vincere l'oblio o, addirittura, la rimozione del soggetto, meglio della persona e di ricollocare in primo piano la relazione delle persone come attori del dramma-storia che pongono, creano il non deducibile, il non previsto, perchÈ frutto di libertà, appunto, come risposta alla domanda di senso di cui sopra.
Il disagio È dunque innanzitutto una condizione normale dell'esistenza umana e soltanto in alcuni casi particolari può divenire una condizione patologica, se È letto non superficialmente, arrestandosi ai livelli fenomenologico-psicologici e sociologici, ma se È approfondito antropologicamente, teologicamente, cioÈ il disagio È condizione dell'homo viator. Con questo lavoro si intende quindi offrire un conforto per chi È per via.

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