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La copertinaBOLCHI ELISA, IL PAESE DELLA BELLEZZA. VIRGINIA WOOLF NELLE RIVISTE ITALIANE TRA LE DUE GUERRE, 2007, 362 pp., Euro 16

Ho visitato il paese della bellezza. Non m’importa di saper la sua struttura geologica, non m’importa se dalle terre contigue si ritiene che l’aria vi sia meno pura. Lo so che ci son tante bellezze a portata di mano; ma ogni giorno ha la sua e questa che non riesco a possedere fino in fondo È un fantasma più lescabile, più duttile, disarmato; eppure dalla sua distanza proviene quel senso di reverenza che di solito si prova soltanto di fronte alla bellezza antica.
Così scrive Umberto Morra nel primo articolo che dedica a Virginia Woolf pubblicato sulla rivista torinese «Il Baretti» nel 1928. È interessante da subito notare in questo brano l’associazione della scrittura di Virginia Woolf ad un territorio da percorrere (il «paese della bellezza» È infatti proprio la prosa della scrittrice); una metafora, questa, che verrà ripresa per descrivere lo stile dell’autrice settant’anni più tardi da Nadia Fusini, nel suo saggio La foresta della prosa. In secondo luogo, È da notare il senso di reverenza che Morra dice di provare di fronte all’opera dell’autrice, simile solo a quello che si prova «di fronte alla bellezza antica»: ad un classico quindi. Questi elementi di giudizio evidenziano la capacità del critico di cogliere due aspetti fondamentali dell’opera della Woolf: la singolarità e la bellezza della sua prosa, caratteristiche che ne avrebbero fatto un classico della letteratura mondiale. Posizioni simili sono riscontrabili in gran parte della critica italiana sull’autrice apparsa negli anni Trenta e Quaranta.

Il volume raccoglie l’intero corpus degli articoli di critica a Virginia Woolf apparsi sulle riviste culturali e letterarie italiane nel periodo compreso tra il 1927, anno del primo articolo pubblicato in Italia sull’autrice, e il 1945 data della fine del secondo conflitto mondiale. Si compie un’analisi delle recensioni delle opere dell’autrice, mostrando come i critici italiani seppero accoglierne gli aspetti di novità e di rivoluzione stilistica e formale, come dimostra la riflessione di Umberto Morra, il quale fu un critico attento della Woolf e seppe per primo cogliere diversi aspetti importanti della sua opera. Si È voluto indagare la ricezione di Virginia Woolf non solo da un punto di vista critico, ma anche sociologico, attraverso un esame della scelta delle opere che per prime furono tradotte e pubblicate, i dati di vendita e quindi la ricezione presso critici e letterati. Sono state poi considerate le traduzioni apparse su rivista: si tratta di brani tratti da romanzi o di interi saggi dell’autrice, che i critici italiani tradussero e pubblicarono sulle riviste letterarie e culturali con un evidente intento di diffusione dell’opera e del pensiero della scrittrice. Dallo studio di queste traduzioni emergono aspetti di un certo interesse, come ad esempio le difficoltà che i critici italiani incontrarono nel comprendere alcuni elementi innovativi dello stile dell’autrice, quali l’uso della punteggiatura o il suo particolare utilizzo del discorso indiretto libero.
Si compie, infine, un’analisi dei principali aspetti critici che emergono dalle recensioni, dalle traduzioni e dagli articoli qui raccolti, dalla quale emerge come i critici italiani, sebbene in un primo momento tendessero ad associare lo stile e il lavoro della Woolf a quelli di James Joyce e Marcel Proust, seppero poi riconoscere il suo personale percorso e la sua forte identità, riuscendo a cogliere, nell’opera della scrittrice, i temi fondamentali della sua poetica. Essi infatti concentrarono l’attenzione su tre aspetti a lei particolarmente cari: la forma della prosa, l’aspetto psicologico dei suoi romanzi e la costruzione dei personaggi, che ella reputa l’unico strumento possibile per creare e dare forma alla realtà. Si vuole fornire, in questo modo, una visione d’insieme della lettura di Virginia Woolf da parte della critica italiana fra le due guerre. Questo anche al fine di esaminare la ricezione di una scrittrice dell’importanza di Virginia Woolf in “tempo reale”, ovvero partendo dalla sua prima accoglienza in Italia, quando era ancora una letterata di scarsa notorietà, per osservarne poi la crescita attraverso gli occhi dei suoi contemporanei, che potevano leggere le prime edizioni di Orlando o di The Waves nell’epoca cui appartenevano, senza che i loro giudizi fossero influenzati da tutto ciò che costituisce oggi l’immenso apparato critico-biografico di Virginia Woolf.
La Woolf È infatti una delle autrici che – anche a causa della sua travagliata biografia – più È stata sviscerata dalla critica, quasi posta sotto un vetrino per essere analizzata al microscopio fin dove ella stessa, forse, non avrebbe voluto conoscersi. Sono stati scritti volumi interi sulla sua tanto “chiacchierata” vita sessuale, sul suo gusto avanguardista per l’arte e la letteratura, sul suo sperimentalismo e psicologismo, sulle sue derivazioni dai principali filosofi del Ventesimo secolo, e sulle influenze dalle opere di autori contemporanei come Marcel Proust e James Joyce. Sono stati pubblicati i suoi diari, le sue lettere, e sono stati indagati i suoi rapporti con decine di persone a lei più o meno care (la sorella Vanessa, le amiche letterate o di famiglia).
All’interno di questo scenario critico manca un lavoro che presenti la ricezione dell’autrice nelle riviste italiane (esiste già invece un volume che analizza la ricezione dell’autrice nelle riviste inglesi e americane). Alla luce di questa assenza – curiosa, poiché uno studio della ricezione e della fortuna critica in Italia esiste già, invece, per due autori contemporanei alla Woolf: T.S. Eliot e James Joyce – si È quindi deciso di tentare una sorta di Critical Heritage italiano dell’autrice per il periodo compreso tra le due guerre.
Questo studio, attraverso l’analisi del corpus critico a Virginia Woolf raccolto per la prima volta in un unico volume, vorrebbe mostrare come in molte delle pagine di critica dell’epoca sia possibile riscontrare gli elementi di novità apportati dall’autrice, che non sempre furono apprezzati, o condivisi, ma che furono però sempre percepiti e analizzati. Si tenta di evidenziare come la ricezione italiana delle opere della Woolf, simile a quella inglese e americana per i primi volumi, giunga con le ultime opere a discostarsene e ad assumere una fisionomia propria. Ne È un esempio la risposta della critica italiana al romanzo The Years, opera apprezzata e recepita come capolavoro dalla critica inglese e americana e considerata invece minore dalla critica italiana, che si dimostrerà quindi più vicina a quello che È il giudizio attuale sul romanzo.
Quello che si spera di riuscire a far emergere È, infatti, l’aspetto di attualità che si può riscontrare in gran parte degli articoli sull’autrice qui presentati, cercando altresì di evidenziare come i critici italiani dell’epoca giunsero, a volte, a conclusioni e ad osservazioni non superate nemmeno dalla critica contemporanea, dimostrando di aver saputo collocare, da subito, l’opera dell’autrice nella giusta prospettiva.
(dall’Introduzione al volume)

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