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La copertinaBONOLA - CALUSIO (A CURA), DOPO LA RUSSIA (IN FRANCIA), 2005, 244 pp., Euro 12

La definitiva riscoperta dell'emigrazione russa tra le due guerre come fenomeno di grande rilevanza storica e culturale ebbe inizio, tanto nella Russia ancora sovietica quanto in Occidente, all'indomani della perestrojka e della cosiddetta "rivoluzione degli archivi", quando ai ricercatori venne finalmente consentito lo studio di documenti fino ad allora inaccessibili in nome del segreto di Stato.
Tuttavia non disponiamo di studi che possano considerarsi definitivi sulle vicende dell'emigrazione russa in Francia, e soprattutto a Parigi, che dal 1925 alla Seconda guerra mondiale fu il centro indiscusso della Russia-fuori-della-Russia.
In questo volume, a più voci, il primo contributo ha come oggetto gli annunci pubblicitari di "Poslednie novosti" [Ultime notizie], il quotidiano della diaspora russa più diffuso non solo in Francia, ma ovunque vi fossero emigrati.
Una serie di annotazioni linguistiche documentano il graduale passaggio degli emigrati russi al bilinguismo: il francese dapprima veniva usato solo per le informazioni legate al contesto parigino senza alcuna traduzione, mentre il rimanente testo era in russo; ma col passare degli anni la comunità russa non potÈ resistere all'influsso della lingua parlata nel paese che la ospitava e così aumentarono i messaggi con testo misto o con traduzione, sintomo dell'assimilazione culturale. Nel corso della sua evoluzione la lingua degli emigrati russi all'estero presenta due tendenze principali: da un lato È una lingua pre-rivoluzionaria che vuole conservarsi e che rifiuta i sovietismi, dall'altro È una lingua immersa in un ambiente straniero e presenta molti casi di interferenza. Il fatto che queste due tendenze si riflettano nella stampa dell'emigrazione non È casuale, giacchÈ proprio i giornali furono per il popolo degli emigrati il principale organo di educazione, sia culturale, sia linguistica.
Il secondo capitolo È dedicato alle vicende economiche e sociali dei russi in Francia tra le due guerre, la loro piccola storia quotidiana, che le cronache di un quotidiano come "Poslednie novosti" riflettono puntualmente per un ventennio.
Il terzo capitolo descrive come, negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione russa, tutte le principali città europee vennero investite da un'ondata migratoria senza precedenti in Europa e tutti si dovettero dare in qualche modo da fare per cercare di creare delle condizioni minime di vivibilità per tante persone che avevano perso tutto. Tra le varie risposte al problema dell'emigrazione ce ne fu una che ebbe come protagonisti dei russi cattolici per lo più occidentali e, tutti, gesuiti: il Foyer Saint-Georges, un pensionato aperto ai ragazzini dai 7 ai 16 anni provenienti da famiglie disagiate.
Il quarto e quinto capitolo È dedicato alla poetessa Mat' Marija, una delle figure chiave per studiare la relazione tra la cultura russa del primo Novecento e quella dell'emigrazione: una relazione di continuità, ma al tempo stesso di rimeditazione, rielaborazione e, per certi versi, perfino di rifiuto.
Nel sesto capitolo l'attenzione viene rivolta al secondo testo scritto direttamente in francese da Nabokov: Poushkine, ou le vrai e le vraisembable, saggio sull'artisticità della vita, in cui Nabokov unisce la sua voce al coro della diaspora.

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